Tensione > Quiete: ecco come funziona la Pubblicità
Eccolo qua: non si tratta precisamente del filmato che stavo cercando, quello in cui Grillo guarda direttamente in camera, con gli occhi sgranati da allucinato e senza dire una sola parola per tutta la durata dello spot, generando una tensione ancor più forte nello spettatore, al limite del sostenibile … poi alla fine sorride, e sempre senza proferir parola il volto si rilassa, ed annuisce bonario … in quel preciso istante, e solo in quel preciso istante, il marchio “Yomo” compare nel filmato …
Quello qui presentato è comunque molto simile ( un po’ meno “ansiogeno” se vogliamo dato che lo sguardo non vi coinvolge direttamente in quanto diretto appena al di sopra delle vostre teste ), ma è comunque un ottimo esempio per capire il meccanismo fondamentale su cui si basa ogni dinamica pubblicitaria, proprio perchè qui la troviamo espressa praticamente “a nudo”, e realizzata nella sua forma più semplice, primitiva, e senza veli …
Meccanismo che consiste nel generare una tensione, un’ attivazione particolare dell’ attenzione, e poi risolverla in un senso di quiete e di pace raggiunta: solo in quel preciso momento infine inserire il messaggio pubblicitario, che arriverà allo spettatore esattamente al massimo delle capacità ricettive cui avremo saputo portarlo.
Tensione > Quiete; Settima > Tonica; Attivazione > Relax; Problema > Risposta; Desiderio > Gratificazione …
Possiamo chiamarla in molti modi ma la dinamica fondamentale, semplicissima ed universalmente valida, è sempre la stessa, ed è strettamente connaturata in noi, fa parte della nostra stessa dinamica biologica, è il meccanismo stesso della vita …
E lo troviamo riproposto ovunque, come dimostra in altro campo la musica, con il suo succedersi di accordi di moto ( Dominante ) che “risolvono” su accordi di quiete ( Tonica ), o come succede nell’ orgasmo, esempio classico e certamente familiare a tutti … tensione, quiete … ( e non è forse ad orgasmo avvenuto che si ha il momento di maggior recettività all’ interno di una coppia, il momento migliore per comunicare, coccolarsi, e via dicendo ? ) … Non è forse ad orgasmo avvenuto il momento migliore per far progetti, per dire “ti amo”, oppure “aspettiamo un bambino”, come anche “Amore, ho ammaccato la macchina” … ?
E perchè è proprio quello il momento migliore ?
Semplicemente perchè abbiamo cercato ed ottenuto la piena complicità emozionale del partner, abbiamo attivato positivamente tutti i suoi sensi e tutta la sua attenzione ad accoglierci, e contemporaneamente abbiamo abolito nel maggior grado possibile ogni sua possibile aggressività, ogni possibile resistenza nei nostri confronti …
… E anche perchè grazie ad un mix di desiderio erotico, aspettativa di soddisfazione, e altissimo coinvolgimento emotivo, abbiamo abbattuto ogni sua difesa logica, facendolo regredire ( ovvio, solo in questo senso e particolare momento, e senza probabilmente essere animati da intenti di “persuasione occulta” tipicamente pubblicitari ) all’ emozionalità, all’ indifesa disponibilità, all’ ingenua ed abbandonata fiducia tipiche di un bimbo.
… ( Tra parentesi: qui intravvediamo anche il più grosso pericolo dalla pubblicità: quello di sfruttare dinamiche amorose, emozionali e affettive a fini di controllo: e mentre noi “regrediamo assieme alla persona amata” -ve lo immaginate che soddisfazione sarebbe trovarsi sotto le lenzuola come due perfetti, freddi e calcolatori ragionieri ?- la pubblicità rimane invece estranea al gioco per condurlo verso i suoi fini, esattamente come farebbe un amante emotivamente malato e sadico; la pubblicità punta SEMPRE su una distorsione emozionale di un messaggio rivolto al nostro “Bimbo Interiore”: in questo caso di Yomo, per esempio, è chiarissimo il transfert emozionale usato dapprima di DISTACCO ( l’ adulto imbronciato, vissuto come minaccia di abbandono dal nostro bimbo inconscio ) e poi di RICONCILIAZIONE ( il sorriso e rabbonimento finale del viso, vissuti come amorevole conferma e rassicurazione ).
La crudeltà ( o la perfetta funzionalità del meccanismo, secondo il punto di vista ) è che si inducono le persone a credere, proprio ATTRAVERSO il nostro bimbo interiore ( che ricordiamolo, in quel preciso momento ha la stessa emotività “inconscia reale” di un bambino di tre anni ), che questo “appagamento finale”, questo senso di sicurezza dipenda da oggetti materiali e non da persone ( con una dissociazione tra imput e output simile a quella che potrei generare nella mia partner prima sgridandola, poi conducendola affettuosamente a far l’ amore e infine lasciandola in balìa di un semplice vibratore … Yomo ! ) : non a caso un celebre motto recita che la Pubblicità è quella scienza per cui le persone diventano oggetti, e gli oggetti persone.
( Ed è ancora per questo sostanziale motivo che inizialmente trasmissioni come Carosello si imponevano un’ etica rigorosa sul limitare l’ influenza inconscia del messaggio pubblicitario, obbligandolo ad attenersi allo scrupoloso rispetto di un “collegamento logico” con la storiella che precedeva: oggi siamo all’ opposto, per cui la “persuasione occulta” è diventata il modo comune di comunicare anche nel mondo sociale, culturale, politico, istituzionale: del resto in ogni periodo storico critico è sempre stato il modo tradizionalmente adottato dalla “Propaganda”, da sempre sorellastra poco etica della Pubblicità, che dovrebbe invece mantenersi esclusivamente entro ben ristretti àmbiti commerciali ).
Teniamo ben presenti questi passaggi, perchè ogni messaggio pubblicitario ( come anche ogni immagine pubblicitaria, sia chiaro ! ) per funzionare ha bisogno di ricreare esattamente questa fondamentale dinamica “emozionale – erotica – regressiva”, tutto sommato di tipo squisitamente sadico: dinamica che possiamo trovare “vestita o travestita” in vario modo, ma che ha, sempre e comunque, un andamento ben preciso ( e funziona in questo esattamente come l’ algoritmo di un processore ):
– 1) Attivazione dell’ attenzione nello spettatore distratto ( cosa qui ottenuta con eccezionale e geniale efficacia, tanto che lo spot si defferenzierà da tutti gli altri proprio in virtù della sua “stranezza” )
- 2) Introduzione di una tensione, piacevole o spiacevole che sia ( l’ elemento di tensione può essere indifferentemente di tipo piacevole e “sintonico” come nel caso del richiamo ad una situazione erotica dove genera un tipo di aspettativa piacevole, o “spiacevole e distonico” come nello spot di Grillo, dove genera un’ attesa di tipo ansiogeno … questo ha un’ importanza secondaria, anzi ai fini pubblicitari il secondo ha in più una favorevole componente di “spiazzamento” in quanto crea un piccolo shock che, abbassando maggiormente le difese coscienti, consente una maggior penetrazione del messaggio successivo ! )
- 3) Portare la tensione a risoluzione emozionale sul prodotto ( In questo esempio, Grillo che alla fine sorride schernendosi e rilassando l’ espressione del volto; in “La pancia non c’è più”, facendo un altro esempio, il protagonista che si sveglia da un brutto incubo in cui si vedeva terribilmente ingrassato -tensione ansiogena incalzata anche dal ritmo in crescendo della colonna sonora- finalmente senza l’ orrida “pancia”, e corre grato ad “abbracciare” la fida bottiglia dell’ Olio Sasso … e via dicendo )
- 4) Introduzione finale del messaggio logico – verbale ( Il marchio Yomo compare SOLO ALLA FINE del filmato, e solo alla fine, quando il meccanismo inconscio di tensione > quiete ha svolto interamente la sua dinamica, si “introduce il messaggio logico” conferendogli così quella forza di penetrazione che non avrebbe altrimenti assolutamente avuto; messaggio logico che va così ad inserirsi nel momento di maggior recettività, inconscia complicità e fanciullesco senso d’ aspettazione ottenuti sullo spettatore. E’ questa la fase del “detournement”, dello spiazzamento emozionale che viene reindirizzato dalla “persona” Grillo all’ “oggetto” Yomo ).
Tutto questo avviene nella frazione di un secondo, oltrepassando bellamente ogni barriera conscia, oltrepassando lo stesso processo logico ( a chi importerebbe qualcosa se a metà pranzo uno ti importunasse spiegandoti le ipotetiche virtù di un prodotto ? Chi sarebbe disposto ad ascoltarlo ? Non ne ricaveremmo invece un forte senso di importunità e fastidio ? E se anche riuscisse ad attirare la nostra attenzione, quanta fatica e quante parole gli occorrerebbero allo scopo di convincerci ? E ci riuscirebbe con la stessa forza e lo stesso coinvolgimento emozionale in cui uno spot ci riesce in soli 30 secondi ? ) … MA SOPRATTUTTO: come potrebbe eludere le nostre barriere logiche, il nostro raziocinio, insomma il nostro stato di coscienza vigile ?
E ATTENZIONE … Anche se in questo esempio abbiamo parlato di un filmato, la stessa identica dinamica sarà ravvisabile anche nella “apparente staticità” di una singola immagine, come nel caso di una copertina, o di un qualsiasi altro utilizzo in stampa, sia chiaro !
Parlando ora da un punto di vista prettamente tecnico di efficacia di una comunicazione pubblicitaria, succederà che quando questa precisa sequenza per vari motivi non si verifica in tutta la sua interezza, avremo una serie di “errori di comunicazione“, che vanno da una comunicazione nulla ( non mi dice niente ) ad una inappropriata ( dice ma non convince, insomma non usa “le parole giuste” ) al vero e proprio “boomerang”, gergo pubblicitario che sta ad indicare il verificarsi di quel preciso fenomeno in cui la tensione raggiunta, mal risolta o mal convogliata, si ritorce negativamente contro chi l’ ha usata, proprio perchè la sua mancata risoluzione finisce col creare un senso di ostilità ( invece che di complicità ) nell’ interlocutore.
( E questo vale non solo per una tensione distonica, ma soprattutto per un’ aspettativa piacevole e sintonica che non venga opportunamente soddisfatta e lasciata “in sospeso”, come potrà spiegarvi benissimo vostra moglie ).
… Insomma, per farla breve sarebbe come se in questo spot Grillo avesse mantenuto quell’ espressione inquietante ed ambigua fino alla fine, proprio sopra il marchio da reclamizzare ! … Col risultato che, invece di una sensazione di sollievo, sarebbero stati proprio il vostro spiazzamento e la vostra iniziale inquietudine a trasferirsi dritti-dritti sul marchio ).
E’ quanto vedremo in un prossimo post, dove analizzeremo un’ immagine affetta, per le modalità e il contesto in cui è stata usata, da un classico esempio di “Effetto Boomerang“; nello stesso motivo va probabilmente ricercata la scelta dei pubblicitari della Yomo di sostituire con questo lo spot originario, ritenendo che il creare nello spettatore un’ ansia eccessiva da sostenere ( lo sguardo sgranato di Grillo direttamente in camera ), anche se esattamente risolta, potesse comunque generare un rischio troppo elevato di incorrere in un boomerang comunicativo.
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[...] da un passaggio LOGICO E VERBALE, cosa tecnicamente meno efficace ( come abbiamo visto trattando in questo post delle dinamiche pubblicitarie ) ma che rendeva tutto il meccanismo di persuasione sostanzialmente [...]
[...] la Settima, che ha funzione di attivazione, e la Tonica che ha funzione di rilassamento. ( Ne abbiamo parlato qui [...]
[...] abbiamo visto la nascita con “Carosello“, e la successiva evoluzione verso una forma di veicolazione più subliminale e meno filtrabile dalla ragione cosciente del messaggio [...]