Altri parallelismi col linguaggio musicale


Prima di continuare con l’ analisi del linguaggio dello Spot Pubblicitario, e visto che abbiamo già introdotto l’ argomento, soffermiamoci un attimo ad analizzare come le stesse identiche dinamiche funzionano in MUSICA: il linguaggio musicale infatti, con la sua distinzione tra MELODIA ( parte recepita a livello cosciente ) ed ARMONIA ( parte recepita a livello inconscio ) si presta particolarmente bene alla nostra analisi, poichè queste dinamiche sono, perlomeno nella loro componente strutturale, di più facile identificazione.



Quello che noi ricordiamo e riusciamo perfino a canticchiare di un qualsiasi brano musicale è la melodia, che definiremo la “parte consapevole” di quel brano. La facoltà di ripetere una melodia sentita anche solo poche volte è cosa che riesce a tutti con facilità. Ma ben pochi, anche tra gli “addetti ai lavori”, saranno consapevoli del “flusso armonico”, ossia di tutta la struttura musicale portante e sottostante, che definiremo la “parte inconscia” del brano.


Attenzione: il fatto che la recepiamo in modo inconsapevole non significa che sia di poca importanza, tutt’ altro ! Come ben sanno i pubblicitari sono proprio i messaggi cosiddetti “subliminali” ( in quanto ci giungono, appunto, in modo del tutto inconsapevole eludendo il livello di guardia della nostra attenzione vigile ), ad essere poi i più efficaci e subdoli, a dare il “sapore” ad una determinata esperienza o ricordo, a farci piacere o meno una determinata cosa, a farci ricordare come “bello” o “brutto” un particolare momento.

Così sarà proprio quel flusso armonico a dare vita e ritmo alla melodia stabilendo ( e torniamo a quanto già detto anche per le immagini ) dei momenti di tensione che andranno a “risolversi” su momenti di quiete, determinando in tal modo l’ atmosfera generale del brano, nonché il suo impatto sulla nostra mente profonda. Ed è tale l’ importanza di questo flusso armonico da poter stravolgere completamente la percezione della stessa identica melodia.


Facciamo un esempio pratico: se io canticchio ( che ne so ) “L’ uva fogarina” accompagnandomi con i soli due accordi di Tonica e di Dominante, ottengo l’ effetto che tutti hanno certamente impresso nella memoria: netto, preciso, con una chiarezza espressiva tipicamente campagnola. Ma se mi faccio accompagnare da un jazzista che stravolge l’ armonia inserendo un moto più vario e più complesso, avrò la disorientante impressione di trovarmi in un labirinto dove sono crollate le certezze date dalla vecchia armonizzazione. E se addirittura il musicista modulerà su un “giro di settime”, che introduce una tonalità sempre diversa, avrò la sensazione strana ma piacevole di essere continuamente “in movimento”, in continuo rinnovamento e rinascita … un po’ come trovarsi sulle “montagne russe”, insomma … dove alla ferma e chiara certezza di prima si è sostituito un “sostrato mobile”, che dà un senso completamente diverso alla melodia che rimane tuttavia sempre la stessa !

Possiamo trovare un esempio pratico di quanto detto ( anche se applicato ad altro genere musicale ) ascoltando le due versioni sotto riportate di “Almeno tu nell’ Universo”: quella classica di Mia Martini, ed il remake fattone da Elisa: il motivo è assolutamente lo stesso, eppure come è nettamente diversa la sensazione che ne riceviamo, soprattutto nell’ esposizione del refrain !  Più netta la prima, dove i centri armonici sono ben esplicitati; più eterea e vaga la seconda, dove la base armonica è più sottintesa, leggera, solo accennata … Non ci interessa qui stabilire degli indici di gradimento ma, ripeto, sottolineare ancora che la melodia è sempre la stessa: la sua diversa percezione “conscia” ci deriva appunto da un qualcosa di diverso a livello più “sotterraneo”, che non riusciamo bene a definire, ossia l’ arrangiamento e l’ interpretazione: è esattamente quello che succede con la parte più subliminale e inconscia di uno spot, di un film, di un’ immagine, di una sonata; in poche parole di qualsiasi tipo di comunicazione ultra-verbale: è proprio la parte più sommersa a darci il sapore, l’ atmosfera, la sensazione dominante con la quale percepiremo il messaggio sovrastante.


( Ascolta la versione di Mia Martini )

( Ascolta la versione di Elisa )


Chiudiamo quindi questa breve parentesi dicendo che la stessa cosa accade non solo in ogni espressione artistica, dove possiamo facilmente individuare un “significante” ( il veicolo portante ) ed un “significato” ( il concetto veicolato e profondo ), ma che semplicemente “noi stessi funzioniamo così”, sia da accesi che da “spenti”, quando, appunto, è proprio la nostra parte più profonda a funzionare.

……..

3 Commenti a “Altri parallelismi col linguaggio musicale”