Comunicazione Visuale
Quelle incredibili atmosfere: lo Spot e i suoi “troyan”
Riprendiamo il discorso sul funzionamento di uno Spot Pubblicitario: ne abbiamo visto la nascita con “Carosello“, e la successiva evoluzione verso una forma di veicolazione più subliminale e meno filtrabile dalla ragione cosciente del messaggio commerciale.
Abbiamo poi fatto un parallelismo con il linguaggio musicale, dove la suddivisione tra la parte melodica ( o cosciente ) e la parte armonica ( che si recepisce solo a livello inconscio ) ci aiuta a meglio comprendere tali dinamiche.
Infine abbiamo visto quali espedienti vengano generalmente usati quali veicoli del messaggio pubblicitario, e come facciano leva sui nostri desideri e bisogni profondi ed universali, e come siano funzionali a tale scopo l’ uso della luce, del colore, e di una ambientazione rassicurante … Ecco, soffermiamoci ora su quest’ ultimo aspetto.
Luce, ombra e loro significato iconografico
Come corollario a quanto affermato a proposito dei colori complementari, ( vedi post ) possiamo debitamente affermare che anche il binomio luce – buio costituisce un “Universale / Contrario” che da sempre, e per ogni cultura, viene abbinato sia a sensazioni di positiva complementarità ( attività e riposo, veglia e sonno ) che a sensazioni di netta e negativa opposizione ( sicurezza o paura, certezza o dubbio, vita o morte ).
E poichè si può controllare quel che si vede ma non quel che non si vede, il buio, la tenebra, l’ assenza di luce si accompagnano da sempre anche ad una sensazione di timore, così che in senso lato la luce significa sempre verità e chiarezza, mentre il buio ( o l’ ombra ) può rappresentare via – via l’ intimità, la riflessione e la consapevolezza come anche il dubbio, il dolore, l’ angoscia, la morte; al contrario il paradiso nell’ immaginario è fatto sempre di luce, come con la luce sono sempre rappresentati i santi, gli angeli, e le certezze dei presentatori televisivi.
Luce e Colore: i “veicoli emozionali” dell’ Immagine
Il primo strumento necessario a produrre buone immagini altro non è che … il nostro cervello, e l’ allenamento a “saper vedere”, che va di pari passo col “saper togliere” dall’ inquadratura tutto quanto non è necessario al particolare messaggio che vogliamo trasmettere.
E se la pulizia dell’ inquadratura, ( dalla quale andremo a togliere ogni elemento non strettamente necessario alla nostra comunicazione ) dovrà essere la nostra prima preoccupazione, immediatamente dopo dobbiamo ricordiarci che fare fotografia è più simile a scrivere una poesia piuttosto che una prosa … il che significa che dovremo saper attrarre lo spettatore attraverso l’ emotività, più che attraverso l’ argomentazione logica !
Gli strumenti principe attraverso i quali veicolare l’ emozione saranno, dopo la scelta compositiva, la Luce e il Colore. Padroneggiarli significa innanzitutto capirne i profondi significati psicodinamici, ossia “cosa provoca in chi guarda” una illuminazione piuttosto che un’ altra, o la scelta di una colorazione calda o fredda, o di un colore dominante, o di colori complementari …
… E pur si muove !
Cominceremo quindi col ricercare gli elementi di “lettura” di un’ Immagine, sia essa fotografica o meno, e di individuazione di quelle dinamiche ( manifeste e latenti ) che sottostanno al “funzionamento” della medesima, bella o brutta che sia: perchè proprio di “funzionalità” dell’ Immagine si vuol parlare, dei suoi meccanismi perlopiù subliminali ed universali attraverso i quali vengono risvegliate in noi tutti quelle specifiche e ben determinate sensazioni sulle quali viene “veicolato” il messaggio manifesto, sia esso pubblicitario, estetico, o politico.
Significante e significato, messaggio conscio ed inconscio, melodia ed armonia, dinamiche di moto e quiete, accordi di settima e di tonica: ( chi è musicista non faticherà certo ad intuire certi parallelismi con l’ universo musicale ! ) Si vuol tentare insomma di chiarire un “Linguaggio Dimenticato” sviscerandone le dinamiche d’ azione e quelle attraverso le quali viene recepito.
Sogno e dinamica delle immagini: un “linguaggio dimenticato”
Il sogno, con le sue immagini spesso assurde ed apparentemente incomprensibili, costituisce la via maestra per la perfetta comprensione del duplice binario comunicativo su cui si manifesta sempre l’ immagine: il messaggio manifesto, conscio e visibile, ed il contenuto latente, inconscio, non visibile.
Nel suo libro: “Il Linguaggio Dimenticato”, Fromm descrive in modo semplice ed efficace le dinamiche che presiedono alla formazione del sogno, a sua volta distinto in sogno manifesto, ossia le immagini che ricordiamo al risveglio, e sogno latente, ossia i pensieri sottostanti e complessi che hanno generato tali immagini.
Non dimentichiamoci infatti che il sogno altro non è che la “rappresentazione filmica” di pensieri più complessi e dal senso assolutamente compiuto, che nello stato di sonno non possono essere elaborati coscientemente e prendono la via più primitiva e spontanea del linguaggio immaginifico e preverbale, dove una stessa immagine è sovente la “condensazione” di più situazioni, pensieri, emozioni collegate al medesimo pensiero sottostante che ha evocato e generato proprio “quella” particolare immagine, in “quella” particolare forma …
Paradossalmente, quello che il senso comune ritiene essere il mondo dell’ “indeterminato” per eccellenza è, al contrario, l’ apoteosi del determinismo psichico.





